Added: Nov 29, 2008
From: neoumanesimo
Duration: 1:44
Omicidio e lesioni colpose: è il nuovo reato ipotizzato dall Procura di Catania che indaga su un presunto grave caso di inquinamento della facoltà di Farmacia del Policlinico universitario.Il nuovo fascicolo è stato aperto dopo la denuncia del padre di un ricercatore di 29 anni, Emanuele Patanè, morto nel dicembre del 2003 per una neoplasia al polmone destro. Il giovane lavorava da oltre 3 anni nella facoltà dove, secondo l'accusa, dalle vasche sotterranee di raccolte di rifiuti liquidi fuoriuscivano esalazioni fortemente irritanti e nocive, create dallo smaltimento di esperimenti medicinali nei lavandini dei laboratori. Secondo quanto si è appreso sarebbero oltre una decina i casi di persone che hanno lavorato nella facoltà di Farmacia che si sono ammalati gravemente, la cui posizione è al vaglio del procuratore capo Vincenzo D'Agata e dai sostituti Lucio Setola e Carla Santocono.Nella prima fase dell'inchiesta, che l'8 novembre scorso è sfociata nel sequestro della facoltà, sono indagate per disastro colposo nove persone, compreso l'ex rettore e attuale parlamentare del Mpa, Ferdinando Latteri. L'università di Catania e il suo legale rappresentante, l'attuale rettore Antonino Recca, sono considerate parti lese. [La Siciliaweb.it]Lo chiamava "il laboratorio della morte". A Raffaella, la sua fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: "Quel laboratorio sarà anche la mia tomba". Una stanza di 120 metri quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile, cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano. Lì dentro il laboratorio di farmacia dell'Università di Catania nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, "Lele" Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi, uno dietro l'altro, colleghi ricercatori, studenti, professori amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice, entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo; Agata Annino stroncata da un tumore all'encefalo; Giovanni Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore. E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza, che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la direttrice della biblioteca, per un collaboratore amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo, laureato con 110 e lode, idoneo all'esercizio della professione farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno da un tumore al polmone.http://www.apnu.net/http://yogaesalute.blogspot.com/http://www.prout.it/ La modernità ha fallito. Bisogna costruire un nuovo umanesimo, altrimenti il pianeta non si salva. — Albert Einstein
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